Giovedì 3 e Venerdì 4 Aprile Palermo è stata teatro di una speciale due giorni all’insegna della musica e di un sapore anni ’70 grazie a Mauro Pagani che, dopo aver allietato, armato del suo violino, di flauto traverso di andersoniana memoria, chitarre e bouzuki, 200 fortunati al teatro CcpAgricantus; ha colto l’occasione, il giorno dopo, per presentare il suo primo romanzo “Foto di gruppo con chitarrista” alla Feltrinelli di via Cavour.
Entrambi gli spettacoli sono stati un incredibile susseguirsi di emozioni. Il polistrumentista bresciano, ex Pfm e protagonista della scena “progressive” internazionale degli anni ’70, al punto di essere apprezzato ed insignito di onorificenze in paesi come Stati Uniti e Giappone, ha deliziato il pubblico insieme al duo Joe Damiani, batteria, ed Eros Cristiani, tastiere, proponendo oltre a pezzi propri, anche brani tratti dai primi album di Genesis, King Crimson e Maha Visnu Orchestra, che hanno segnato la formazione musicale dell’artista. Estasiato il pubblico, ovviamente, durante l’esecuzione dei brani dello storico album Creuza de Ma di De André, di cui Pagani è coautore e c’è anche spazio per My God dei Jethro Tull, per un omaggio agli Area di Demetrio Stratos e per la commozione con la dedica del pezzo “Neutte” al grande Beppe Quirici, bassista ed arrangiatore di Ivano Fossati scomparso due giorni prima del concerto. Il finale, poi … è stato fatto di impressioni … di settembre ovviamente, con la canzone che forse più di tutte ha segnato il suo percorso e quello della Pfm.
Il giorno dopo alla Feltrinelli, incalzato dalle domande di Mario Azzolini, Pagani parla anche della fine del rapporto “coniugale” con la Pfm, delle divergenze di visione sul futuro del “prog” e delle successive carriere parallele, ma soprattutto parla di periodi controversi, gli anni ’70, anni della contestazione e delle rivolte studentesche, fatti di musica ma anche di botte, di uova riempite di vernice ma anche di molotov, di finanziamenti misteriosi che giungevano dalla Cina di Mao e di Gladio. Un periodo di profonde fratture e contraddizioni, vissuto in prima persona da Mauro Pagani, che decide di mettere questa visione del tempo che fu attraverso gli occhi di un musicista, Sonny, che poco ne capisce di politica ed il cui unico scopo è suonare. Durante il romanzo Sonny si scontra con tutte le stranezze dell’epoca in cui vive, attraversando situazioni realmente vissute dall’autore stesso, che il protagonista incontra più volte durante il romanzo, così come incontra, in un voluto omaggio, Demetrio Stratos ed altri protagonisti della storia personale del Pagani.
Il ragionamento alla base del revival paganiano degli anni ’70 non è di tipo idealistico, egli stesso si ritiene infatti uno che il ’68 lo ha perso, per le illusioni, per come si sono articolati gli anni a venire e sicuramente per la scelta criticabilissima dei “modi” della contestazione, pur non risparmiando una critica seria ai tempi correnti, tempi del torpore, in cui si vive l’estremo opposto delle contestazioni dell’epoca, ossia il ripetuto annuire ed aderire a tutto ciò
che ci viene proposto nei modi e termini in cui ci viene proposto, della mancanza di attività, di impegno delle singole persone, e della classe dei “politici di mestiere”. “Nessuno butterà la spazzatura al posto nostro” ci ricorda Mauro durante la chiacchierata, due ore e mezza di storia pura, di racconti del vissuto di una persona tra tante che hanno gravitato nell’orbita di un ventennio complicato, racconti soggettivi, magari, ma sicuramente illuminanti quando nessuno di “noi” nuove leve ne ha mai studiato nulla a scuola o su libri ufficiali. È strano come di una storia di cui potrebbero esserci straordinari documenti e testimonianze umane se ne parli talmente poco sui banchi e nelle aule, salvo per farne biechi e faziosi strumenti di propaganda. Così anche Foto di gruppo con chitarrista, nel suo piccolo, sarà uno strumento per capire, fare tesoro e non ripetere gli errori del passato e Mauro Pagani, avrà consegnato l’ennesima parte di se al suo pubblico entusiasta.